l’educatore

Dossier numero 7

Dal 2009 Andrea Fumanti è educatore volontario in Azione Cattolica. Progetta percorsi per giovani e giovani adulti, con obiettivi, attività, verifiche e feedback. Ha coordinato gruppi numerosi, budget, logistica ed eventi residenziali in Italia e in Europa. Nel tempo ha ricoperto ruoli elettivi di responsabilità a livello parrocchiale, diocesano, regionale e nazionale.

In AC accompagna altre persone, in genere anagraficamente più piccole di lui, in percorsi di fede, crescita personale e vita comunitaria, progettando incontri e attività educative.

Il contesto

L’identità sotto tutte le altre.

Per anni, in diverse occasioni, il soggetto sparisce per alcuni giorni e riemerge tra gli Appennini dell’Italia centrale. Quello che abbiamo ricostruito: il soggetto è uno degli educatori DI AZIONE Cattolica di Perugia. Negli altri dossier vediamo identità che si interrompono, che con il tempo cambiano. Questa no, questa sembra rimanere fissa, sotto tutte le altre.

tre livelli di responsabilita’

Il servizio con i giovani, con gli altri educatori, con l’associazione.

Le fonti che abbiamo suggeriscono un servizio che si articola in tre livelli.

Il primo è l’impegno parrocchiale. Niente di particolare. Il soggetto si spende per la comunità in cui vive insieme ad altri giovani della zona. Si cresce insieme e, di settimana in settimana, si cammina nel tentativo di scambiarsi una testimonianza di vita buona.

Il secondo livello è quello dell’educatore diocesano.

Gli educatori di AC, distribuiti nelle varie parrocchie, durante tutto l’anno camminano in maniera indipendente, ma hanno un livello di coordinamento e di supporto che sostiene il lavoro dei singoli gruppi e organizza eventi comuni.

Nelle fonti questo livello viene chiamato “Equipe Diocesana”. Esistono diverse equipe, Fumanti farà parte per lo più dell’equipe giovanissimi, quella che si occupa di giovani dai 14 ai 18 anni.

Tra gli eventi da organizzare, il più importante è il camposcuola estivo. Gli ingredienti: un numero variabile tra 50 e più di 100 adolescenti, una settimana insieme, una struttura sperduta tra le montagne e un percorso di fede da fare insieme.

Servivano obiettivi, una progressione, una direzione, un tema. Ogni momento doveva avere senso da solo ed essere integrato nel resto. Ogni educatore doveva essere autonomo, ma coordinato con tutta l’equipe.

Vista da fuori, l’equipe era un gruppo di ventenni che gestiva responsabilmente budget, scadenze, logistica e imprevisti. Nessuno di loro aveva fatto un corso di public speaking, ma quasi tutti erano in grado di parlare di fronte a decine di adolescenti per un’ora, modulando tono di voce e contenuti. Non ci risulta che fossero esperti di HR, ma gli educatori più navigati sapevano come inserire le nuove leve, valorizzando talenti e responsabilità.

Non avevano idea di cosa fosse un project manager, eppure tutti, di fatto, lo erano già.

C'è poi una competenza che le testimonianze ci restituiscono con insistenza: l'attenzione agli ultimi della fila. Le attività, i giochi, le serate e tutte le esperienze venivano costruite in modo che tutti potessero essere coinvolti. Anche la ragazza timida, anche il ragazzo fragile. Non esisteva l’inclusion manager. Il desiderio di integrare tutti faceva il suo dovere al meglio delle possibilità.

Uno degli elementi più utili e più temuti dagli educatori era la cosiddetta “cartellina”. Si trattava del programma dettagliato di tutta la settimana del campo. Ci volevano mesi per produrla e conteneva tutto: orari, lista dei materiali, obiettivi, metodi, struttura di tutte le attività, compiti. Il responsabile dell’equipe aveva l’onere di assemblarla.

Siamo riusciti a recuperare un esemplare di cartellina confezionato dal soggetto, che per qualche anno è stato responsabile d’equipe. È di 42 pagine, quindi riportiamo, per brevità, solo le regole per gli animatori, scritte da Fumanti.

Il terzo livello è la responsabilità associativa.

La proposta formativa non finisce con gli eventi. L’AC infatti ha l’obiettivo di accompagnare integralmente la persona in ogni fase della vita, e per farlo si dota di una struttura associativa che va abitata, custodita, vissuta.

Dai registri risulta che Fumanti è a più riprese presidente parrocchiale e consigliere diocesano, ruolo con cui è chiamato a prendersi cura dell’associazione cittadina nella sua interezza.

È qui che tutti gli altri dossier sembrano innestarsi. Le stesse competenze compaiono, con nomi diversi, in altri contesti. Questo dossier è’ il posto in cui sono nate.

la testimonianza diretta

Esclusivo: testimonianza del soggetto.

A differenza degli altri dossier, qui siamo riusciti a mettere le mani su una testimonianza diretta del soggetto. La riportiamo integralmente.

Io capisco benissimo chi non vive nella Chiesa. Chi la vede come una roba retrograda da creduloni sprovveduti o da fanatici esaltati.

Capisco perfettamente chi non riesce a credere. Semplicemente io non posso non credere dopo quello che ho visto e vissuto.

Ho avuto la fortuna di vedere la Bellezza in posti paradossali, scoprendo che è quella la sua casa. L’ho vista nelle camerate puzzolenti piene di adolescenti sudaticci. L’ho vista nella polvere accumulata su una parrucca usata mille volte per fingersi mille personaggi diversi. L’ho vista nelle mani callose di una signora che ad Agosto, invece del mare, preferiva stare una settimana con noi e pulire l’insalata tutti i giorni perché potessimo mangiarla.

Non posso non credere dopo aver visto così tante storie misteriosamente rinascere e fiorire. Ho visto e, in alcuni casi, con i mezzi che avevo, ho indicato a qualcuno la stessa direzione in cui io avevo guardato.

Tu che leggi, specialmente se hai vent’anni: fai l’animatore in parrocchia! Se in AC, meglio! Ma più in generale impegnati gratuitamente. Qualsiasi cosa va bene. Qualsiasi. Se ti è data l’occasione prenditi cura dei più piccoli e dei più fragili. Ti cambia la vita.

Andrea

A tratti simile, ma con un taglio diverso, appare invece l’impegno politico del soggetto. Il dossier numero 8 riporta tutto il materiale trovato sull’argomento.